Trust e strumenti alternativi a confronto: un caso pratico per l’impresa e la famiglia

La protezione patrimoniale e il passaggio generazionale sono da sempre tra le principali esigenze degli imprenditori.

La protezione patrimoniale (asset protection) è un’esigenza particolarmente sentita dal mondo imprenditoriale, data la crescente necessità di tutelare il patrimonio familiare e societario da aggressioni che possono derivare:

i. dal rischio proprio dell’attività svolta dall’impresa;

ii. dagli eventi personali e familiari nella vita dell’imprenditore. Ad esempio, in caso di separazione o divorzio l’imprenditore potrebbe anche costituire un nuovo nucleo familiare e ritrovarsi ad avere una cosiddetta famiglia allargata.

Si avverte quindi la necessità di ricorrere a strumenti che assicurino un’efficiente segregazione dei beni, anche nell’ambito del passaggio generazionale.

Il passaggio generazionale dell’impresa assume particolare importanza in un contesto economico come quello italiano, in cui l’impresa familiare svolge un ruolo di primo piano.

Per assicurare la continuità dell’assetto proprietario e manageriale, l’imprenditore deve predisporre un’adeguata pianificazione successoria (succession planning), che persegua le seguenti finalità principali:

i. proteggere il patrimonio da eventuali aggressioni di terzi;

ii. garantire l’unità dell’assetto proprietario dell’impresa;

iii. evitare la disgregazione della famiglia proprietaria, prevenendo tensioni e contenziosi all’interno della famiglia dell’imprenditore;

iv. assicurare la continuità nell’amministrazione e gestione dell’impresa (corporate governance);

v. mantenere l’equilibrio patrimoniale tra i familiari;

vi. assicurare il passaggio generazionale in base alle esigenze e alle attitudini personali di ciascuno degli eredi.

Strumenti a confronto

In teoria, il diritto civile italiano prevede vari istituti giuridici che possono essere utilizzati per realizzare la pianificazione patrimoniale e successoria. Tuttavia, ad oggi il trust sembra essere lo strumento più flessibile per soddisfare tali esigenze.

Esaminiamo di seguito le caratteristiche di alcuni possibili strumenti alternativi al trust in materia di protezione del patrimonio.

a. Società fiduciaria

Il mandante mantiene la titolarità effettiva del bene, ma la fiduciaria ha la facoltà di esercitare i diritti che ne derivano, in nome proprio e per conto del mandante. Trattandosi di una figura di patrimonio amministrato, non si verifica alcun tipo di effetto segregativo e non si ha quindi alcuna separazione patrimoniale. Di conseguenza:

  • i creditori della società fiduciaria non potranno aggredire i beni oggetto del mandato fiduciario;
  • i creditori del mandante potranno invece far valere le loro pretese su tali beni.

Il trust, dal canto suo, presenta una caratteristica distintiva: i beni conferiti non entrano a far parte del patrimonio personale del trustee. Il trustee assume la titolarità dei beni ed è responsabile della loro gestione e amministrazione; tuttavia, i beni in trust risultano segregati e non sono quindi soggetti alle pretese dei creditori personali del trustee, né rientrano nel suo asse successorio e familiare. Restano applicabili i limiti di un’azione (revocatoria ordinaria) eventualmente intentata dai creditori per rendere inefficaci le disposizioni di patrimonio che arrechino pregiudizio alle loro pretese.

A differenza del mandato fiduciario, il trust permette dunque di realizzare la piena segregazione dei beni e la conseguente inattaccabilità da parte dei creditori del disponente, dei beneficiari e del trustee.

b. Fondo patrimoniale

Il fondo patrimoniale rappresenta il complesso di beni, mobili e immobili, che ciascuno o entrambi i coniugi, oppure un terzo, hanno destinato al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

Tale istituto, pur generando l’effetto di separazione dei beni, presenta i seguenti limiti:

  • presuppone il vincolo del matrimonio;
  • può riguardare esclusivamente beni per i quali sia possibile trascrivere in forma pubblica il vincolo di destinazione;
  • la sua durata dipende dalla durata del matrimonio;
  • i coniugi sono contitolari dei beni conferiti;
  • viene modificato il regime giuridico del bene, che viene costituito in patrimonio separato, pur senza creare un nuovo soggetto patrimoniale.

Il trust, invece:

  • non pone vincoli da un punto di vista soggettivo, dato che può essere costituito da chiunque;
  • non pone vincoli da un punto di vista oggettivo, dato che qualsiasi bene può essere conferito in trust;
  • l’effetto segregativo è totale, mentre nel caso del fondo patrimoniale la separazione patrimoniale riguarda solo i beni destinati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia;
  • la durata viene stabilita dal disponente, entro i limiti previsti dalla legge in materia.

Passiamo ora a esaminare alcuni strumenti alternativi al trust in materia di passaggio generazionale.

c. Affitto di azienda

Una soluzione temporanea per il passaggio generazionale dell’impresa può essere la stipula di un contratto di affitto di azienda tra l’imprenditore e suo figlio. Per effetto del contratto, l’imprenditore attribuisce l’intera gestione dell’azienda a un soggetto terzo — nel caso in questione, il figlio – il quale si impegna a gestire l’azienda senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti.

Il trasferimento è, tuttavia, limitato e temporaneo e non risolve in via definitiva il problema della successione di impresa. Appare invece evidente che il passaggio generazionale dell’impresa beneficerebbe di un maggiore grado di certezza e definitività date le caratteristiche di durata e flessibilità del trust.

d. Holding familiare estera o italiana

La costituzione di una holding di famiglia permette di dare una direzione unitaria all’impresa. Nel breve periodo, tuttavia, la holding non comporta il trasferimento o il passaggio dell’impresa e spesso genera oneri aggiuntivi, quali:

  • l’obbligo di redigere un bilancio consolidato (nei casi previsti);
  • costi di organizzazione;
  • alcuni possibili rischi di tipo fiscale, come quello di rientrare nel regime delle società di comodo, con tassazione minima obbligatoria, o – solo nel caso di holding estera –di configurare esterovestizione (fittizio spostamento all’estero della residenza fiscale di una società italiana per beneficiare di un regime fiscale più vantaggioso).

e. Patto di famiglia

Il patto di famiglia è un contratto che permette all’imprenditore di trasferire, in tutto o in parte, la propria azienda o partecipazione societaria a uno o più discendenti. Riportiamo di seguito sue caratteristiche principali:

  • i discendenti assegnatari dell’azienda (o della partecipazione) hanno l’obbligo di liquidare gli altri partecipanti al contratto;
  • la liquidazione deve avvenire mediante il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote o il conferimento di beni in natura;
  • la liquidazione deve essere soddisfatta mediante il patrimonio personale dei discendenti assegnatari.

Il vero limite del patto di famiglia consiste nella capacità contributiva dei discendenti assegnatari, che potrebbero trovarsi in grave difficoltà al momento della liquidazione di ingenti patrimoni.

Il trust, invece, non genera in alcun caso obblighi di liquidazione degli eredi legittimi del disponente da parte dei beneficiari.

Di seguito mettiamo a confronto altre caratteristiche che distinguono il trust dal patto di famiglia.

TRUST PATTO DI FAMIGLIA

Può riguardare qualsiasi bene, tra cui liquidità, beni immobili e partecipazioni. Può gestire il passaggio generazionale dell’intero patrimonio dell’imprenditore.

Può riguardare esclusivamente partecipazioni relative a un’attività imprenditoriale. Può gestire solo il passaggio generazionale dell’impresa.

Il controllo delle partecipazioni può essere attribuito a qualsiasi soggetto, anche se i beneficiari possono essere i discendenti, il coniuge o altri familiari dell’imprenditore.

Il controllo delle partecipazioni viene trasferito solo ai discendenti in linea retta dell’imprenditore (assegnatari).

Il trustee diviene proprietario dei beni nell’interesse dei beneficiari, con obblighi precisi definiti dall’imprenditore al momento dell’istituzione del trust.

Le partecipazioni sono trasferite in proprietà all’assegnatario e l’imprenditore non può stabilire norme di governo della società dopo l’assegnazione.

Il trustee diventa proprietario delle partecipazioni, ma in favore dei beneficiari; al momento dell’istituzione del trust, l’imprenditore può stabilire che i redditi siano divisi tra tutti o alcuni dei suoi familiari o discendenti.

Le partecipazioni sono trasferite in assoluta proprietà all’assegnatario e l’imprenditore non può indirizzarne i redditi generati (dividendi e plusvalenze) a favore di membri della famiglia diversi dall’assegnatario.

Il trustee è un soggetto che riveste un ufficio e quindi l’imprenditore può stabilire liberamente le regole per la nomina del suo successore.

L’imprenditore non può stabilire a chi venga trasferito il controllo delle partecipazioni o dell’impresa alla morte dell’assegnatario. I beni, una volta giunti all’assegnatario, si devolvono secondo le regole della sua successione.

Le partecipazioni trasferite non possono essere aggredite dai creditori del trustee e il trust può essere strutturato in modo che non possano essere aggredite neanche dai creditori dei beneficiari.

Le partecipazioni trasferite possono essere aggredite dai creditori dell’assegnatario. Allo stesso modo, una volta incassati dall’imprenditore, i dividendi erogati dalla società non possono essere protetti.

 

Alla luce di quanto esposto, l’utilizzo del trust come strumento di pianificazione successoria dell’impresa risulta preferibile se:

i. l’imprenditore desidera che le partecipazioni siano gestite da un soggetto terzo imparziale, che curi gli interessi di tutti i discendenti;

ii. i discendenti dell’imprenditore non sono ancora pronti per gestire direttamente l’impresa;

iii. l’imprenditore vuole dettare una linea di governo dell’impresa da rispettare anche dopo il trasferimento;

iv. l’imprenditore vuole continuare a dividere tra tutti i suoi familiari i redditi dell’impresa anche dopo la sua morte;

v. l’imprenditore vuole assicurare che, dopo la morte del primo soggetto da lui scelto, il controllo delle partecipazioni spetti a un altro soggetto da lui scelto direttamente o indirettamente.

Un caso pratico

Analizziamo di seguito un caso esemplificativo di possibile utilizzo del trust nell’ambito della pianificazione del passaggio generazionale dell’impresa.

  • Un imprenditore, coniugato e con tre figli, è titolare di una partecipazione qualificata nella società di famiglia, di cui è fondatore e amministratore unico.
  • È anche proprietario di immobili in Italia e all’estero e di denaro investito in valori mobiliari depositati all’estero.
  • Non è coinvolto in alcun tipo di situazione problematica in relazione a debiti o crediti o sul fronte della compliance fiscale.
  • Si presuppone che non vi siano conflitti coniugali e che, in pieno accordo con la moglie, l’imprenditore desideri pianificare la trasmissione del patrimonio familiare, nel rispetto delle norme in materia di successione legittima in favore dei figli e in linea con le aspirazioni di ciascuno di essi.

In particolare, l’imprenditore intende:

  • nominare uno dei tre figli amministratore unico della società di famiglia;
  • garantire agli altri due, che vorrebbero occuparsi di attività esterne a quelle di famiglia, le agevolazioni necessarie per favorire la carriera professionale prescelta;
  • conservare, finché in vita, la carica di amministratore unico, tutelando al contempo il proprio patrimonio da qualsiasi aggressione futura da parte dei creditori e cercando di ridurre il più possibile l’imposizione fiscale gravante sulla trasmissione patrimoniale.

Tali aspettative potrebbero essere soddisfatte mediante la strutturazione di un trust. Occorre naturalmente una adeguata pianificazione specialistica affinché lo strumento soddisfi le esigenze di succession planning dell’imprenditore.

Verrà quindi disegnato uno strumento che:

  • acquisisca la maggioranza delle partecipazioni della società di famiglia, ottenendone il controllo;
  • acquisisca la nuda proprietà del patrimonio immobiliare;
  • acquisisca il beneficio dei valori mobiliari (ad es. tramite un contratto assicurativo) o direttamente i valori mobiliari, che risulteranno così segregati e a servizio del programma del trust.

Non sono da trascurare la struttura giuridica e la collocazione dei beni in trust, dato che un trust internazionale, pur se fiscalmente residente in Italia, potrebbe determinare alcuni vantaggi, a seconda della complessità operativa del caso specifico. Ovviamente si potranno valutare idonee soluzioni di architettura societaria e contrattuale mirate a raggiungere obiettivi specifici di governance e di accesso all’utilizzo dei beni, anche in chiave successoria.

Degno di nota è il trattamento tributario di tale tipologia di trust. Applicando il Testo Unico sulle Successioni, anche attraverso l’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate, è possibile abbattere completamente la base imponibile del pacchetto azionario, purché:

  • la durata del trust non sia inferiore a cinque anni;
  • i beneficiari finali del trust siano discendenti e/o coniuge del disponente;
  • il trust sia irrevocabile e non preveda discrezionalità di modifica dei beneficiari;
  • il trustee mantenga il controllo delle partecipazioni per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento.

Gli altri beni saranno assoggettati alle disposizioni fiscali dal Testo Unico sulle Successioni (es. 4% oltre i limiti di franchigia), di fatto anticipando gli effetti di un passaggio successorio, ma in un quadro normativo agevolato.

Alla luce di queste considerazioni, l’istituto del trust si distingue come quello maggiormente in grado di fornire la piena tutela del patrimonio aziendale e personale poiché consente un passaggio generazionale efficiente, a fronte delle limitazioni di altri strumenti.

Incontra gli Autori

Andrea Moja

Andrea Moja

Belluzzo & Partners, Partner

Enrico Santi

Enrico Santi

Belluzzo & Partners, Consulente