Pianificazione fiscale e matrimoni internazionali

May 02, 2019

Nell'ambito di un mondo sempre più globalizzato, dove la mobilità dei cittadini è in costante crescita, sono sempre più numerosi gli Italiani all'estero, appartenenti a svariate fasce d'età.

Secondo il "Rapporto Italiani nel Mondo"1, infatti, alla data del 1 gennaio 2018 i cittadini iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE) erano ben 5.114.469. Lo stesso report indica che dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7 %2, in linea con i trend europei. In particolar modo, in Europa la libertà di circolazione e la flessibilità incidono sulla crescita delle coppie internazionali, dove i coniugi o i partners sono di nazionalità diverse tra loro o risiedono abitualmente entrambi in una giurisdizione diversa da quella di origine.

D'altra parte, secondo i dati Istat più recenti, nel 2015 in Italia il 12,4% delle nozze celebrate - sia con rito religioso che con quello civile (i.e. 24.000 su 194.377) – è avvenuto tra coniugi di differente nazionalità3, in linea con quanto accade in tutta Europa, dove secondo i dati della Commissione Europea, le coppie internazionali presenti in territorio europeo si stimavano in circa 16 milioni nel 2016 e dove, già nel 2007, il 13,4% dei matrimoni e delle unioni registrate presentava un elemento internazionale.

Le principali problematiche giuridiche delle coppie internazionali attengono all'individuazione della titolarità dei beni, alla pianificazione fiscale in più giurisdizioni, alla legittimazione del singolo coniuge ad amministrare e/o disporre, alla disciplina della divisione, nonché all'opponibilità ai terzi del regime patrimoniale.4 Tali problematiche derivano dalla grande diversità delle norme, sia sostanziali che di diritto internazionale privato, che nei diversi Stati membri disciplinano i regimi fiscali, nonchè gli effetti patrimoniali del matrimonio e delle altre forme di unione.

Inoltre, a fronte di una sempre maggiore internazionalità delle famiglie, si assiste di conseguenza ad un crescente numero di separazioni e divorzi che, in assenza di una armonizzazione giuridica, hanno reso significativi i costi indotti dai procedimenti giudiziari instaurati parallelamente in diverse giurisdizioni, che secondo la stima della stessa Commissione Europea ammontavano nel 2016 a circa 1,1 miliardi di euro l’anno.5

Pertanto, proprio al fine di rispondere alla necessità di una maggiore chiarezza e certezza del diritto per quanto attiene agli aspetti patrimoniali del rapporto delle coppie internazionali che esercitino - o abbiano esercitato - la libertà di circolazione, la Commissione Europea ha promosso due regolamenti - il "Regolamento (UE) n. 2016/1103 che attua la cooperazione rafforzata nel settore della competenza, della legge applicabile, del riconoscimento e dell'esecuzione delle decisioni in materia di regimi patrimoniali tra coniugi" e il Regolamento (UE) n. 2016/1104 del Consiglio del 24 giugno 2016 che attua la cooperazione rafforzata nel settore della competenza, della legge applicabile, del riconoscimento e dell'esecuzione delle decisioni in materia di effetti patrimoniali delle unioni" – che sono stati adottati tramite lo strumento della cooperazione rafforzata tra 18 Stati Membri6 e sono entrati in vigore il 29 gennaio 2019.

Prima di affrontare le novità apportate dai Regolamenti qui discussi, è doveroso notare come l'introduzione del Regolamento (UE) n. 2016/1104 risponda all'esigenza di "garantire alle coppie non sposate la certezza del diritto quanto ai loro beni"7, in tal modo riconoscendo l'esistenza in Europa di diversi modelli famigliari dove non necessariamente i partners sono coniugati, pur senza con questo imporre agli Stati Membri l'introduzione delle unioni registrate, laddove esse non siano già previste dal diritto interno, come specificato dal Considerando 17 del Regolamento stesso. Rimangono in ogni caso escluse dall'ambito di applicazione le coppie di fatto.

Questi due nuovi regolamenti superano gli attuali articoli della legge n. 218/95 sul diritto internazionale privato e rendono uniforme il trattamento giuridico dei rapporti patrimoniali nei Paesi UE aderenti alla cooperazione rafforzata e riguardano i procedimenti avviati, gli atti pubblici formalmente redatti o registrati e le transazioni giudiziarie approvate o concluse sovversivamente alla data del 29 gennaio 2019, mentre le disposizioni sulla legge applicabile si applicano a quelle coppie il cui matrimonio o unione civile sia stato celebrato successivamente al 29 gennaio 2019 o ai coniugi o partners che abbiano scelto la legge applicabile al loro regime patrimoniale successivamente a tale data. Qualora un procedimento di merito che concerne i diritti patrimoniali della coppia abbia avuto inizio prima dell'entrata in vigore dei Regolamenti, ai sensi dell'art. 69 la decisione assunta successivamente potrà essere riconosciuta o eseguita sulla base di quanto previsto dal regolamento in questione, se la giurisdizione è stata individuata conformemente ai principi stabiliti dal regolamento. Le sentenze emanate in Stati membri non partecipanti o in Stati terzi continuano ad essere riconosciute ed eseguite sulla base delle procedure previste da eventuali Convenzioni internazionali in vigore.

Per quanto riguarda il contenuto, entrambi i regolamenti prevedono norme sull’attribuzione della giurisdizione, sulla determinazione della legge applicabile, sul riconoscimento e sull’esecuzione delle sentenze emanate in un altro Stato membro partecipante, sugli effetti transnazionali delle transazioni giudiziarie e degli atti pubblici. Sono esclusi invece dall' ambito di applicazione le materie fiscali, doganali e amministrative.

Con particolare riferimento alla legge applicabile, da un lato i Regolamenti individuano criteri di collegamento uniforme tra vari Stati UE, ma dall’altro riconoscono ampia autonomia ai coniugi e alle parti di un’unione registrata nella scelta della legge applicabile ai loro rapporti patrimoniali, compresi gli effetti che tali rapporti possono produrre nei confronti di terzi (a patto di poter provare che il terzo ne fosse a conoscenza).

In ogni caso, in base all' art. 20, entrambi i Regolamenti stabiliscono la portata universale della legge individuata ai sensi del Regolamento stesso, che pertanto si applica anche nelle ipotesi in cui essa non sia quella di uno Stato membro. I Regolamenti, inoltre, adottano un approccio unitario, in quanto l'art. 21 di entrambi i Regolamenti stabilisce che la legge applicabile al regime patrimoniale o agli effetti patrimoniali di un'unione registrata si applichi alla totalità dei beni, indipendentemente dalla loro natura ed ubicazione. Tale approccio unitario vale sia nel caso in cui la legge applicabile sia stata scelta dai coniugi o dai partners ai sensi dell'art. 22, sia nel caso in cui si applichi in virtù dei criteri di collegamento oggettivi stabiliti all'art. 26. Pertanto, neppure attraverso un accordo sulla scelta della legge applicabile sarà possibile sottoporre la disciplina dei beni a leggi differenti. Restano in ogni caso ferme le norme di applicazione necessaria della legge del foro (definite come quelle “disposizioni il cui rispetto è ritenuto cruciale da uno Stato membro per la salvaguardia dei suoi interessi pubblici, da esigerne l’applicazione a tutte le situazioni che rientrino nel loro ambito d’applicazione, qualunque sia la legge applicabile”) ai sensi dell'art. 30 e viene esclusa l’applicazione della legge designata in caso di manifesta incompatibilità con l’ordine pubblico del foro ai sensi dell'art. 31.

Oltre a favorire la certezza del diritto in ottica contenziosa, resta da auspicare che in questo mutato contesto normativo sia possibile ipotizzare l'introduzione e il riconoscimento anche in Italia di strumenti di pianificazione patrimoniale mutuati da altre giurisdizioni, in particolare gli accordi preliminari che disciplinano anticipatamente la divisione del patrimonio coniugale e/o dell’abitazione coniugale in caso di divorzio nonchè i patti successori. In questo senso, di recente il Consiglio dei Ministri – nella seduta del 28 febbraio – ha approvato, inter alia, il disegno di legge contenente la delega al Governo in materia di "accordi prematrimoniali" (come possibilità di stipulare accordi per regolare i rapporti personali e patrimoniali, anche in previsione dell'eventuale crisi del rapporto) nonchè in materia di successione (con la possibilità di stipulare patti relativi alla ripartizione dei beni).

1 Fondazione Migrantes, CEI, 2018.
2 Caramellino, Gli italiani nel mondo, tra neo-mobilità e fluidità. L’edizione 2018 del Rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes, Il Sole 24 Ore, 24 ottobre 2018
3 https://www.istat.it/it/archivio/192509
4 Cfr. sul tema N. CIPRIANI, Rapporti patrimoniali tra coniugi, norme di conflitto e variabilità della legge applicabile, in Studi in onore di Giovanni Giacobbe, tomo I, Teoria generale, Persone e Famiglia, a cura di Giuseppe Dalla Torre, Milano 2010, p. 517 e ss
5 Commisione Europea, 2 marzo 2016, v. http://europa.eu/rapid/press-release_IP-16-449_it.htm
6 Italia, Svezia, Belgio, Grecia, Croazia, Slovenia, Spagna, Francia, Portogallo, Malta, Lussemburgo, Germania, Repubblica ceca, Paesi Bassi, Austria, Bulgaria, Finlandia e Cipro
7 Con. 15 del Regolamento UE n. 2016/1104

Incontra gli Autori

Giulia Cipollini

Giulia Cipollini

Studio Legale Withers, Partner