Le società di persone ‘commerciali’ per la gestione del patrimonio e il passaggio generazionale

SinossiPer diversi anni le società di persone “commerciali”, ossia le società in nome collettivo (“s.n.c.”) e le società in accomandita semplice (“s.a.s.”), sono state esclusivamente sinonimo di piccola impresa. L’evoluzione del sistema giuridico italiano ha recentemente aumentato l’interesse per tali forme societarie, che possono rappresentare un utile strumento nella gestione di patrimoni familiari articolati e nella pianificazione successoria. La nuova Imposta sul Reddito Imprenditoriale (“IRI”), introdotta dalla Legge di Stabilità per il 2017, potrebbe ulteriormente aumentare l’interesse verso le società di persone commerciali posto che, consentendo un parziale differimento dell’imposizione sui redditi al momento della loro distribuzione, ne aumenta l’efficienza fiscale.

1. Pianificazione successoria

Sotto il profilo successorio, l’aspetto indubbiamente più rilevante consiste nel fatto che il trasferimento, tramite donazione o mortis causa, delle quote delle società di persone commerciali a favore del coniuge e dei discendenti in linea retta beneficia dell’esenzione dall’imposta sulle successioni e sulle donazioni prevista dall’art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs. n. 346/1990. Tale esenzione trova applicazione anche nel caso dei trasferimenti di quote e di azioni in società di capitali ma solamente alla duplice condizione che:

          a) mediante il trasferimento delle quote/azioni in sede di donazione o successione il beneficiario del trasferimento acquisisca il controllo della società (in caso di trasferimento a più beneficiari, la quota di controllo deve essere detenuta dagli stessi in regime di comunione) e

          b) il beneficiario del trasferimento mantenga la partecipazione di controllo per un periodo minimo di cinque anni.

Nel caso del trasferimento di quote di società di persone commerciali, invece, l’applicazione del regime di esenzione richiede esclusivamente la detenzione delle quote ricevute per un periodo di cinque anni, mentre non è necessario che le quote trasferite consentano al beneficiario di acquisire il controllo della società.

“Nelle società di persone commerciali, il regime di esenzione dall’imposta sulle successioni e sulle donazioni si applica anche ai trasferimenti di quote che non attribuiscono il diritto di controllo della società.”

Con riferimento alle s.a.s., l’esenzione è prevista sia laddove oggetto del trasferimento siano le quote del socio accomandatario sia nel caso in cui vengano trasferite le quote del socio accomandante. Inoltre, l’esenzione si applica a prescindere dal tipo di attività svolta dalla società che, ad esempio, potrebbe consistere anche nella mera detenzione di immobili o di strumenti finanziari.

Il regime descritto risulta particolarmente rilevante soprattutto nella prospettiva di un possibile incremento delle aliquote del tributo successorio da diverso tempo oggetto di discussione. In particolare, sulla base di un disegno di legge presentato in Parlamento nel corso del 2015, viene previsto un incremento delle aliquote dell’imposta sulle donazioni e sulle successioni dal 4% al 7%, ove il valore dei beni trasferiti al singolo beneficiario non ecceda i € 5 milioni, e al 21% ove la predetta soglia venga superata (in aggiunta viene prevista la riduzione della franchigia per beneficiario da € 1 milione a € 500.000). Tale disegno di legge non ha sino ad oggi avuto seguito, ma non è da escludere che in un futuro prossimo le esigenze di finanza pubblica, congiuntamente alla necessità di uniformare il carico impositivo con quello assai più elevato previsto dai principali Stati UE, possano effettivamente portare all’approvazione di una riforma volta ad incrementare l’imposta sulle successioni e donazioni.

Al fine di ridurre gli effetti negativi di un possibile incremento del tributo successorio, le soluzioni maggiormente prese in considerazione contemplano l’anticipazione in vita del passaggio generazionale – ad esempio tramite donazione di una parte del patrimonio ai discendenti o tramite il trasferimento ad un trust – in modo da poter beneficiare dell’attuale sistema impositivo. Tuttavia, l’anticipazione del passaggio generazionale tende a collidere con il frequente desiderio dei genitori di non rinunciare al controllo dei propri beni a favore dei figli o, comunque, di altri soggetti terzi.

Nel contesto descritto, la detenzione del patrimonio personale attraverso una società di persone potrebbe rappresentare una soluzione ottimale, poiché può consentire di procedere al trasferimento di una parte consistente del patrimonio ai propri eredi, senza tuttavia rinunciare al controllo sullo stesso. Tale risultato potrebbe, ad esempio, essere ottenuto:

  • conferendo una parte del patrimonio di famiglia (ad esempio, le attività finanziarie) in una s.a.s.;
  • trasferendo tramite donazione una quota rilevante (ad esempio, pari all’80%-90%) del capitale della s.a.s. ai discendenti in qualità di soci accomandanti (e quindi non amministratori);
  • mantenendo una quota minoritaria (pari al 20%-10%) in qualità di socio accomandatario e amministratore della società.

La governance della s.a.s. o della s.n.c. può inoltre essere strutturata in modo flessibile così da rispondere alle specifiche esigenze familiari. Lo statuto della società potrebbe, ad esempio:

  • escludere o limitare il diritto di voto rispetto alle quote trasferite ai discendenti;
  • introdurre delle restrizioni al trasferimento, sia inter vivos sia mortis causa, delle quote della società, in modo da evitare che soggetti estranei alla famiglia possano acquisire la qualifica di soci.

Infine, tramite testamento potrebbe essere individuato un erede, ritenuto “idoneo”, a cui trasferire in via successoria la quota di controllo nella società. In alternativa, tale quota potrebbe essere anche attribuita ad un trust istituito a favore dei discendenti e con la finalità di mantenere unito il patrimonio familiare.

2. Le società di persone commerciali quale strumento per la detenzione di un portafoglio titoli

Negli ultimi anni, le s.a.s. e le s.n.c. sono state utilizzate anche quali strumenti per la detenzione di patrimoni mobiliari, beneficiando di un regime fiscale particolarmente favorevole. Infatti, tali società, a prescindere dalla tipologia di investimenti effettuati, potevano usufruire della disciplina dell’ACE, con il diritto di dedurre dalla propria base imponibile un costo “nozionale” determinato in misura pari ad una percentuale (nel 2016 pari al 4,75%) del patrimonio netto della società. Nella maggior parte dei casi, la suddetta disciplina, unitamente al regime di trasparenza fiscale previsto per le società di persone, permetteva ai soci di percepire gli utili finanziari prodotti dalla società senza che emergesse alcun debito d’imposta (o comunque con un debito d’imposta alquanto ridotto).

Il beneficio fiscale è venuto meno in seguito alle recenti modifiche normative apportate all’ACE dalla Legge di Stabilità per il 2017, la quale: (i) ha previsto che anche per le società di persone, così come per le società di capitali, la base di computo dell’ACE fosse determinata in funzione del capitale incrementale e non del patrimonio netto di fine anno; (ii) ha ridotto l’ammontare del costo nozionale deducibile dal 4,75% al 2,3% (2,7% a partire dal 2018); (iii) ha escluso la possibilità di beneficiare dell’ACE con riferimento alla quota parte di capitale investito in titoli e strumenti finanziari diversi dalle partecipazioni.

3. Il nuovo regime dell’Imposta sul Reddito Imprenditoriale (“IRI”)

Contestualmente alle modifiche in materia di ACE, la Legge di Stabilità per il 2017 ha altresì introdotto un nuovo regime di tassazione applicabile in via opzionale agli imprenditori individuali e alle società di persone commerciali e che tende ad “avvicinare” sotto il profilo impositivo tali soggetti alle società di capitali. Infatti:

  • in base al regime ordinario, il reddito delle s.a.s. e delle s.n.c. è determinato a livello della società sostanzialmente sulla base delle stesse regole che sono previste per le società di capitali e, a prescindere dalla sua distribuzione, è assoggettato ad imposizione per trasparenza in capo ai soci, scontando l’aliquota progressiva IRPEF (con una tassazione effettiva massima del 45% circa);
  • in caso di esercizio dell’opzione per il nuovo regime, invece, il reddito prodotto dalla società è assoggetto all’Imposta sul Reddito Imprenditoriale (“IRI”), con la stessa aliquota IRES del 24% prevista per le società di capitali. Il reddito successivamente distribuito ai soci viene dedotto dalla base imponibile dell’IRI ed è assoggettato ad IRPEF in capo agli stessi soci.

In pratica, il nuovo regime opzionale consente di differire una rilevante porzione dell’imposizione prevista sul reddito delle società di persone (all’incirca il 20%) fino alla data della sua distribuzione.

“Il nuovo regime dell’IRI introdotto dalla Legge di Stabilità per il 2017 consente di differire una parte dell’imposizione al momento della distribuzione del reddito ai soci.”

4. La possibilità di conferire parte del patrimonio della società di persone in una società di capitali

Il regime impositivo previsto per le società di persone commerciali potrebbe comunque risultare inefficiente rispetto ad alcune voci di reddito. Questo potrebbe in particolare essere il caso dei dividendi, che se ricevuti da una società di capitali sono soggetti ad imposizione nella misura del 5% mentre se sono incassati attraverso una società di persone concorrono a formare il reddito imponibile della società nella misura del 49,72% (percentuale che dovrebbe essere innalzata a circa il 58% a partire dal periodo d’imposta 2017 attraverso l’emanazione di un apposito decreto ministeriale). Al fine di ovviare a tale inefficienza fiscale, il patrimonio della società di persone potrebbe essere strutturato in modo che tutte le partecipazioni detenute dalla società vengano conferite in una società di capitali interamente partecipata. In questo modo, i dividendi percepiti saranno tassati nella misura del 5% fino al giorno della loro distribuzione alla società di persone.

Inoltre, la segregazione di alcune attività in una società di capitali partecipata dalla stessa società di persone può essere richiesta anche dalla necessità di evitare le possibili conseguenze negative connesse al regime di responsabilità illimitata dei soci rispetto alle obbligazioni delle società di persone.

“Parte dei beni della società di persone potrebbe essere conferita in una società di capitali in modo da migliorare l’efficienza fiscale e ridurre la responsabilità patrimoniale dei soci.”

Una possibile alternativa per ridurre l’esposizione dei soci rispetto ai debiti della società potrebbe consistere nel costituire la società di persone nella forma di s.a.s., in modo tale che tutti i soci accomandanti siano responsabili limitatamente al capitale apportato nella società (eventualmente, socio accomandatario potrebbe essere una società di capitali, così da limitare del tutto il rischio patrimoniale per i soci persone fisiche).

5. Il beneficio in termini di riservatezza

Le società di persone possono talvolta essere utilizzate nella detenzione di asset familiari anche per ragioni di riservatezza poiché, a differenza delle società di capitali, non sono tenute a depositare il bilancio presso il Registro delle Imprese. Ad esempio, nel caso di una società holding che dismette la principale partecipazione detenuta e decide di gestire direttamente la liquidità riveniente da tale vendita (senza distribuirla ai soci), la trasformazione in società di persone potrebbe essere valutata proprio al fine di evitare che le informazioni sull’entità e sulla tipologia degli investimenti finanziari effettuati vengano rese conoscibili dai terzi per effetto della pubblicazione del bilancio d’esercizio.

“Le società di persone sono talvolta utilizzate per ragioni di riservatezza dal momento che non sono tenute a depositare i bilanci presso il Registro delle Imprese.”

Infine, ove l’esigenza di mantenere limitato il rischio per i soci e di migliorare l’efficienza fiscale rendesse necessario il conferimento di una parte dei beni in una società di capitali, le esigenze di confidenzialità potrebbero essere soddisfatte attraverso l’intestazione ad una società fiduciaria della partecipazione nella società di capitali conferitaria.

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Paolo Ludovici

Paolo Ludovici

Ludovici Piccone & Partners, Partner