Il ruolo della società fiduciaria nel passaggio generazionale

L’esigenza dell’uomo di tutelare e tramandare alle generazioni future un patrimonio declinato nelle sue diverse forme ha da sempre comportato la continua ricerca degli strumenti di protezione che meglio si adattano al contesto economico e culturale.

Il passaggio generazionale rappresenta un momento critico spesso imprevisto e non pianificato nel quale si intrecciano aspetti e interessi di diversa natura emotiva ed economica. Nel caso di un’impresa familiare la successione generazionale si configura come una fase che rischia di stravolgere il ciclo di vita aziendale mettendone a dura prova la sua continuità.

Nell’ambito di operazioni straordinarie – quale il passaggio generazionale – che richiedono il coinvolgimento di figure professionali eterogenee, l’intervento di un intermediario qualificato, in grado di cogliere le diverse e mutevoli esigenze della clientela, anche attraverso l’ausilio di competenze professionali esterne, risulta essere una soluzione vincente.

1. La società fiduciaria

La peculiarità che da secoli caratterizza l’istituto fiduciario in un mercato sempre più aperto e ricco di informazioni è il raggiungimento per il cliente di una sfera di riservatezza verso il pubblico e di difesa della privacy, non apparendo formalmente titolare di beni e di diritti. Tale istituto non va confuso e/o assimilato all’ interposizione fittizia di persona, dove invece il negozio giuridico posto in essere appare solo simulato.

A seconda della natura, della tipologia, della dimensione del patrimonio e in base agli obiettivi specifici che si intende conseguire, il nostro ordinamento mette a disposizione una serie di istituti giuridici (holding, patto di famiglia, fondo patrimoniale, trust deed) tra i quali sicuramente quello maggiormente utilizzato è rappresentato dalla “intestazione fiduciaria” effettuata per il tramite delle c.d. società fiduciarie.

Il contratto fiduciario è stato definito da dottrina e giurisprudenza come l’accordo in base al quale si assegna a un soggetto (fiduciario – società fiduciaria) un diritto limitato alla cura degli interessi di un’altra persona (fiduciante o terzo beneficiario).

A seconda dei rapporti che si possono instaurare tra le due categorie di soggetti si possono individuare un modello di “fiducia dinamica” e uno di “fiducia statica”:

  • nel primo il fiduciario riceve dal fiduciante un diritto di quest’ultimo e assume l’obbligo di ritrasferire quel diritto al fiduciante o a un terzo appositamente individuato;
  • nel secondo il fiduciario, già titolare di un diritto, a seguito di accordo esistente si impegna a disporre del diritto in base alle richieste e istruzioni del fiduciante in favore di questo o di un terzo indicato da questo.

La regolamentazione delle società fiduciarie ha trovato applicazione con la L. n. 1966 del 23.09.1939 per arrivare con successivi passaggi normativi al regolamento del D.M. del 16.01.1995. Tali società, attraverso “la sottoscrizione del contratto fiduciario, si propongono, sotto forma di impresa, di assumere l’amministrazione dei beni per conto di terzi, l’organizzazione e la revisione contabile di aziende, la rappresentanza dei portatori di azioni e di obbligazioni” 2.

É una definizione ampia che contraddistingue la peculiarità di adattamento di tali entità giuridiche a un panorama economico, politico e culturale in continua evoluzione.

Per decenni si è considerato erroneamente l’istituto fiduciario come uno schermo e copertura, volto a celare all’Amministrazione Finanziaria patrimoni derivanti da operazioni illecite o strumenti per conseguire finalità al limite della legalità.

Con l’introduzione della normativa antiriciclaggio – D.lgs 231 del 2007 – e dello scambio automatico delle informazioni, nonché l'imminente applicazione della IV Direttiva prevista a giugno 2017, la società fiduciaria si inserisce definitivamente tra gli attori principali in uno scenario sempre più trasparente e vigilato3.

A conferma di questo, già dai rimpatri giuridici del 2003 e 2009, cosiddetti “scudi fiscali” e quindi con il compito assegnato nella procedura di voluntary disclosure, le società fiduciarie hanno dimostrato di ricoprire un ruolo chiave nella regolarizzazione e nel rimpatrio giuridico dei patrimoni all’estero in qualsiasi forma detenuti.

Di particolare rilievo è diventata la funzione di sostituto di imposta delle società fiduciarie che consente ai fiducianti l’esonero dagli obblighi di dichiarazione per le attività finanziarie e patrimoniali affidate in gestione o amministrazione agli intermediari residenti, nel perimetro di applicazione dell’art.6 del D.lgs. 461 del 1997 che regola il risparmio amministrato.

Più in generale le attività tipiche dalla società fiduciaria possono essere suddivise, in modo del tutto originale, sulla base della loro genesi in:

  • incarichi relativi a operazioni finanziarie, aventi ad oggetto la custodia, l’amministrazione di beni mobiliari con o senza intestazione e immobiliari: per le sole società fiduciarie definite “dinamiche” è possibile ricomprendere anche l’attività di gestione di patrimoni;
  • incarichi relativi a operazioni societarie, aventi a oggetto intestazione di partecipazioni, patti di sindacato, escrow agreement, costituzione in pegno o a cauzione a nome della fiduciaria, incarichi per conto di società emittenti di depositi di azioni e obbligazioni a fini assembleari, della tenuta del libro soci e degli obbligazionisti, della tutela di fondi a garanzia dei creditori.

Per la natura propria della società fiduciaria, spesso da operazioni che nascono in una delle due categorie possono scaturire occasioni di incarico nella categoria opposta. A titolo esemplificativo: è tipico di un’operazione di escrow agreement, nella quale la società fiduciaria svolge il ruolo di garante nella compravendita di una partecipazione, affidare l’amministrazione finanziaria del deposito a garanzia dell’operazione societaria, durante attività di due diligence o in attesa di eventuali esiti di contenziosi.

Da ultimo, ma non per minore rilevanza, la funzione di trustee o di protector nell’istituzione e durante la vita di un trust.

“Per effetto del trasferimento fiduciario non si trasferisce la proprietà dei beni, che permane in capo al fiduciante ma solo la legittimazione all’esercizio dei diritti in esso incorporati.”

2. Case study

L’importanza del coinvolgimento di una figura estranea al passaggio generazionale e a tutte le dinamiche familiari e societarie che ruotano attorno ad esso, si concretizza con l’affidamento alle competenze professionali di società fiduciarie indipendenti. In particolare l’adozione di un mandato irrevocabile, potrebbe rappresentare una delle soluzioni più efficaci ed efficienti per realizzare il passaggio alle generazioni successive di un’impresa di famiglia o, più in generale, di un patrimonio di famiglia.

In seguito alla morte dell’imprenditore e socio di un Gruppo familiare operante in due business differenti, il settore conciario e quello immobiliare, l’amministrazione e la gestione di tutte le società consegue in linea successoria ai tre figli, ciascuno con visioni e interessi differenti sul futuro del Gruppo.

La compagine societaria e gli assetti proprietari delle società del Gruppo risultano disallineati per precedenti donazioni effettuate dal de cuius e dagli effetti della successione, acuendo le tensione tra i fratelli. Inoltre le diverse propensioni imprenditoriali e la conflittualità di opinioni tra i figli che non tardano a manifestarsi producono conseguenze negative sull’operatività aziendale fino al punto di minacciarne la continuità.

Dopo alcuni anni dalla morte del padre, al fine di placare i dissidi e di restituire alle società la normale operatività, i tre nuclei familiari convengono di:

          a. svolgere una valutazione patrimoniale del Gruppo, affidando il compito a una primaria società di consulenza;

          b. individuare e separare le due aree di business, il settore conciario e quello immobiliare, tenuto conto delle diverse propensioni dei fratelli, e di dividere gli assetti proprietari di conseguenza.

“L’aspetto critico della separazione dei due business e del patrimonio risulta il raggiungimento dell’accordo tra i fratelli attraverso una soluzione che non mini la continuità aziendale. In tale contesto il ruolo della fiduciaria diventa cruciale.”

Il passaggio generazionale viene dunque articolato in due fasi.

Nella prima fase gli assetti proprietari fra i tre fratelli sono riallineati al livello della Holding del Gruppo attraverso una serie di compravendite di partecipazioni. Trattandosi di importi rilevanti i trasferimenti sono eseguiti per il tramite di un’intestazione fiduciaria al fine di dare maggiore garanzia tra i fratelli e riservatezza verso i terzi.

Nella seconda fase i fratelli sottoscrivono un Accordo quadro e Patti parasociali al fine di: (i) dotare la holding e tutte le partecipate del Gruppo di una governance che garantisca la continuità aziendale e prevedere meccanismi di risoluzione delle possibili situazioni di stallo decisionale in assemblea; (ii) pianificare un regime di riorganizzazione delle partecipazioni della Holding da realizzarsi di fatto entro il periodo previsto per la separazione delle attività; (iii) individuare un accordo di separazione delle attività e delle passività del Gruppo da attribuire a ciascun nucleo familiare.

Nei Patti parasociali sono individuati il ruolo e i compiti della fiduciaria, la quale però non è coinvolta direttamente nella sottoscrizione degli accordi tra i soci. Il suo diretto coinvolgimento rischierebbe infatti di: (i) irrigidire le scelte aziendali, (ii) rendere nullo il suo ruolo in caso di controversie dei soci a livello dei patti parasociali e dell’Accordo quadro; (iii) attribuire responsabilità contrattuali alla società fiduciaria che esulano dallo scopo.

Il ruolo della fiduciaria si sviluppa nei seguenti passaggi:

  • attraverso un mandato integrativo irrevocabile conferito alla fiduciaria che ha partecipato al riallineamento delle partecipazioni nella holding, si assicura e si rende automatico il rispetto degli impegni dei soci, assunti nei Patti parasociali, di provvedere alla separazione delle attività del Gruppo tra i differenti nuclei familiari entro la data stabilita;
  • al fine di preservare la continuità aziendale nel caso in cui i soci non siano in condizioni di rispettare la scadenza individuata per la separazione delle attività, alla stessa fiduciaria è dato il compito di procedere ad affidare l’incarico di cessione dell’intero Gruppo a una primaria banca d’affari.

Dal punto di vista operativo ogni fratello sottoscrive un mandato irrevocabile a favore degli altri due fratelli nel quale è previsto:

  1. l’ordine irrevocabile alla fiduciaria nell’interesse degli altri due fratelli di non trasferibilità delle partecipazioni ad altri soggetti o di reintestazione, salvo consenso scritto di tutti gli altri soci;
  2. la richiesta da parte della fiduciaria all’organo amministrativo, nel caso di mancata separazione delle attività nel periodo stabilito per la riorganizzazione della holding, di convocare senza indugio l’assemblea e di deliberare l’affidamento dell’incarico a vendere a una primaria banca d’affari l’intero gruppo societario.

3. Conclusioni

Nel case study presentato il ruolo cruciale svolto dalla società fiduciaria si è concretizzato sia nel garantire la necessaria riservatezza delle operazioni di trasferimento delle partecipazioni, sia nel fare in modo che i soci rispettassero gli impegni assunti con la sottoscrizione degli accordi parasociali nei tempi stabiliti; le istruzioni irrevocabili conferite alla fiduciaria obbligano i soci a trovare una soluzione condivisa, garantendo un'alternativa concreta, attraverso il ricorso alla banca d'affari, ed evitando che lunghe discussioni possano minare la continuità aziendale.

In conclusione, il ricorso ad una Fiduciaria in sede di passaggio generazionale può consentire di perseguire una pluralità di obiettivi:

  • assicurare la riservatezza della effettiva proprietà dei beni e delle partecipazioni sociali;
  • realizzare il coordinamento del controllo di più partecipazioni in società diverse;
  • prevenire situazioni di conflitto tra gruppi paritetici in disaccordo;
  • rafforzare gli impegni a compravendere;
  • definire all’origine il passaggio generazionale di patrimoni mobiliari;
  • assicurare l’attuazione di patti di sindacato azionario e/o parasociali in genere;
  • rendere possibile il riassetto di patrimoni mobiliari tramite la costituzione di società capogruppo;
  • permettere il passaggio generazionale di beni di famiglia assicurandone la continuità gestionale.

1Ai sensi dell’art. 810 c.c. “sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti": i beni e le somme dei fiducianti debbono essere analiticamente elencati nella lettera di mandato.
2Il Ministero, nella sua veste di organo di controllo, ha dettato norme attinenti allo svolgimento degli incarichi , al contenuto del contratto ed all’esecuzione degli incarichi interdicendo alla società fiduciaria di avere partecipazioni proprie se non strettamente attinenti alla propria attività e obbligandola ad iscrivere i beni amministrati per conto di terzi tra i conti d’ordine, dopo averli iscritti in uno specifico registro ed averli rubricati ed identificati ai fini dell’archivio unico informatico. Tutto ciò, in quanto l’operare della società fiduciaria è principalmente un operare per conto di terzi quale intermediario autorizzato con decreto ministeriale a svolgere tale attività, talché qualsiasi interlocutore deve sapere che la società fiduciaria opera istituzionalmente per conto di terzi.
3Il settore delle fiduciarie è oggetto di un profondo rinnovamento per effetto del D.Lgs. 141/2010 che ha introdotto due categorie di fiduciarie: quelle vigilate da Banca d'Italia e dal Ministero dello Sviluppo Economico e quelle vigilate dal solo Ministero dello Sviluppo Economico. Le prime caratterizzate da un grado di affidabilità, anche sul piano patrimoniale, equiparabile a quello degli intermediari di maggiori dimensioni; le seconde caratterizzate da una struttura patrimoniale ed organizzativa decisamente più snella. Il D.Lgs. 141/2010 ha previsto un periodo transitorio terminato il quale le società fiduciarie che non abbiano presentato istanza decadranno dall’autorizzazione di cui all’articolo 2 della legge 23 novembre 1939, n. 1966 (salvo adottare modifiche statutarie, tra cui eliminare il riferimento alle attività riservate ai sensi di legge).

Incontra gli Autori

Massimo Caldara

Massimo Caldara

Tavecchio Caldara & Associati, Partner

Daniela Dellisanti

Daniela Dellisanti

Generale Fiduciaria S.P.A., Direttore Generale