Gestione dei patrimoni individuali e di famiglia, trasparenza e scambio di

La divulgazione delle informazioni è un aspetto che riveste grande importanza nell’ambito della gestione dei patrimoni individuali e di famiglia. Si è assistito negli ultimi anni a un mutamento radicale di paradigma: assistenza amministrativa e scambio di informazioni in materia fiscale sono divenuti obiettivi prioritari dei governi degli Stati industrializzati e delle organizzazioni internazionali, quali l’OCSE, l’Unione europea e il G20.

La crisi finanziaria e la necessità di recuperare le basi imponibili migrate all’estero hanno portato alla definizione di un cd. “standard” internazionale in materia di trasparenza e scambio di informazioni, contenuto nell’art. 26 del Modello di Convenzione OCSE e nel Model Agreement on Exchange of Information on Tax Matters, introducendo così le premesse per un sistema integrato di scambio di informazioni, e quindi di controlli, in ambito fiscale.

L’art. 26 del Modello OCSE, nella sua attuale formulazione, consente lo “scambio di informazioni”, e cioè prevede che le autorità governative abbiano reciproco accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva dei beni di tutti i tipi di entità, nonché alle informazioni bancarie che possono essere rilevanti ai fini fiscali, civili e penali. Tali informazioni devono poter essere disponibili in base al criterio della “trasparenza”, vale a dire in base alle procedure interne dei due Stati Contraenti e ciò in primis implica il potere delle autorità competenti di avere accesso alle informazioni bancarie.

Il canone della “trasparenza” è funzionale allo “scambio di informazioni”, che è efficace soltanto se i dati da scambiare sono effettivamente disponibili. Tale disponibilità sussiste se le autorità competenti hanno accesso alle informazioni sui titolari delle società, delle partnership e di ogni altra entità, compresi i fondi di investimento collettivo, i trust e le fondazioni, e se i bilanci sono predisposti secondo regole comuni.

“Lo scambio di informazioni è la pratica effettiva di condivisione delle informazioni tra i Paesi che soddisfino i requisiti della trasparenza.”

La segretezza e la mancanza di accesso alle informazioni sono ampiamente riconosciuti come i fattori chiave del successo dei paradisi fiscali, in quanto facilitano l’evasione e l’elusione fiscale, sia da parte delle persone fisiche che delle società a ristretta base azionaria, soprattutto per le basi imponibili più mobili.

Gli impegni assunti da tutti i Paesi per implementare gli standard basati su uno scambio di informazioni efficace hanno costituito lo strumento principale per limitare l’evasione e l’elusione. Su questa linea si è posto il “Common Reporting Standard” (CRS) approvato nel 2014 dall’OCSE, che costituisce in concreto lo standard globale per lo scambio automatico di informazioni finanziarie. Il documento si compone di due parti: la prima contiene l’introduzione allo standard e la seconda il testo del “Model Competent Authority Agreement” (CAA) e del “Common Reporting and Due Diligence Standard” (CRS).

In base allo standard le giurisdizioni ottengono informazioni dalle proprie istituzioni finanziarie e le scambiano automaticamente con gli altri Stati su base annuale. Lo standard si compone del CRS, che contiene gli obblighi di comunicazione e di due diligence, e del Modello CAA, che contiene regole dettagliate sullo scambio automatico di informazioni su base reciproca.

Il nuovo standard non intende restringere la portata delle forme di assistenza già esistenti, ma si propone di fissare regole minime comuni per migliorare l’efficienza della cooperazione intergovernativa. L’elaborazione di uno standard comune in materia di scambio automatico di informazioni si prefigge di agevolare gli Stati che desiderano scambiarsi automaticamente le informazioni di natura finanziaria, evitando la proliferazione di regole differenti. Perché un modello di scambio di informazioni sia efficace, secondo il documento OCSE, deve essere specificamente progettato con riguardo agli adempimenti fiscali dello Stato di residenza, anziché essere un sottoprodotto dei sistemi nazionali di reportistica e segnalazione.

Inoltre, deve essere standardizzato in modo da avvantaggiare il numero più elevato possibile di giurisdizioni e istituzioni finanziarie, pur riconoscendo che alcune questioni dovranno ancora essere decise in sede d’implementazione nazionale. Il vantaggio della standardizzazione è la semplificazione dei processi, la maggiore efficacia dello strumento e la riduzione dei costi per i governi nazionali e per le stesse istituzioni finanziarie.

“Gli obblighi di segnalazione si articolano lungo tre direttrici principali: le informazioni finanziarie oggetto di segnalazione, i titolari dei conti correnti oggetto di segnalazione, e le istituzioni finanziarie tenute agli obblighi di comunicazione.”

In primo luogo, per quanto riguarda le informazioni finanziarie oggetto di segnalazione, un sistema di reportistica completo riguarda diversi tipi di reddito generato da investimenti (compresi gli interessi, i dividendi, i proventi derivanti da contratti assicurativi e altre tipologie reddituali) e affronta le situazioni in cui un contribuente tenti di occultare i capitali che generano il reddito o le attività in relazione alle quali si sono evase le imposte. Gli obblighi di segnalazione, dunque, concernono non soltanto la tipologia del reddito, ma anche il saldo dei conti e i redditi derivanti dalla vendita di attività finanziarie.

In secondo luogo, per quanto riguarda i titolari dei conti correnti oggetto di segnalazione, un sistema di reportistica completo richiede di fornire informazioni non soltanto sulle persone fisiche, ma anche su tutte le entità interposte o i contratti che vengono spesso utilizzati per eluderne l’applicazione. Le istituzioni finanziarie, pertanto, dovrebbero identificare le società intermediarie, i trust, le fondazioni o contratti similari, mediante i quali i titolari dei conti tentano di sottrarsi al pagamento delle imposte.

Infine, per quanto riguarda le istituzioni finanziarie tenute agli obblighi di comunicazione, un sistema di reportistica completo investe non solo le banche, ma anche le altre istituzioni finanziarie, gli intermediari, taluni organismi di investimento collettivo e società di assicurazione.

Il CRS descrive inoltre le procedure di due diligence che devono essere seguite dalle istituzioni finanziarie per identificare i conti oggetto degli obblighi di comunicazione. Le informazioni oggetto di segnalazione sono diverse in base al soggetto titolare del conto (i.e. persona fisica o entità), e a seconda che si tratti di conti “preesistenti” e “nuovi”.

Per i conti preesistenti, le istituzioni finanziarie sono tenute a verificare l’indirizzo di residenza permanente in base a prove documentali o elementi indiziari. La determinazione della residenza deve avvenire sulla base di un’autocertificazione (e/o una prova documentale) rilasciata direttamente dal cliente. In caso vi siano indizi che facciano presumere all’istituzione finanziaria chiamata a rilevare i dati che saranno oggetto di scambio che il cliente non risieda nello Stato di cui alla citata autocertificazione, occorre farsi rilasciare una nuova attestazione o, in assenza della stessa, comunicare i dati a tutti gli Stati in cui si presume sia residente.

Per i conti preesistenti delle persone giuridiche, le istituzioni finanziarie sono tenute a determinare: (i) se l’entità è di per sé una persona soggetta a obbligo di segnalazione (il che può essere desunto in generale in base alle informazioni disponibili), altrimenti sarebbe richiesta un’autocertificazione; e (ii) se l’entità non è un’istituzione finanziaria e, in caso affermativo, la residenza delle persone che la controllano.

Il CRS deve essere trasposto nella normativa interna degli Stati, mentre il CAA può essere applicato mediante l’inserimento dello stesso nel contesto normativo già esistente (in particolare l’art. 6 della Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale e l’art. 26 delle Convenzioni bilaterali). Prima di concludere un accordo internazionale che preveda lo scambio di informazioni automatico con un nuovo Stato, si richiede la sussistenza di un contesto legislativo e amministrativo idoneo ad assicurare la confidenzialità dell’informazione scambiata e che i dati siano utilizzati unicamente per gli scopi specificati nello strumento.

Incontra gli Autori

Carlo Garbarino

Carlo Garbarino

SDA Bocconi, Professore e Direttore Osservatorio Fiscale e Contabile